I fiori dormivano sul pianoforte
in un appartamento troppo caldo.
Il sipario bianco si muoveva appena sotto le luci del palcoscenico.
Guardavi la sera calare senza cercare davvero il mio sguardo
e il silenzio tra le nostre voci si faceva sempre più tenue.
A volte il vino si raffreddava lentamente, come i nostri gesti del passato.
Persino il vecchio disco italiano suonava più malinconico che allegro.
Il tempo dei fiori appassiti ritorna in certe sere d'estate
come un profumo già perso nelle strade che non abitiamo più.
Le nostre mani scivolavano verso il silenzio senza rabbia, senza violenza
come stagioni stanche che se ne vanno senza una parola.
La pioggia luccicava sui balconi, i giornali parlavano della stagione
e noi restavamo alle finestre a guardare il mondo scomparire.
Il tuo cappotto grigio vicino alla porta sembrava già in partenza per un altro luogo.
Come quei treni che non trasportano altro che la lentezza delle ore.
La mezzanotte calò sui caffè, le lampade si tinsero d'oro.
E nel fumo dello specchio, ho visto morire la nostra storia.
Il tempo dei fiori appassiti vive ancora nei vecchi quartieri,
nelle canzoni dopo mezzanotte e nelle lente piogge di Parigi.
Persino le rose sul tavolo avevano qualcosa di instabile,
come un amore offuscato dalle luci, secondo i nostri gusti.
Non ci siamo spezzati il cuore. È stato il tempo a farlo dolcemente,
come il vento contro i fiori che cadono senza un suono.
Il tempo dei fiori appassiti rimane sospeso negli anni,
come un ultimo bicchiere dimenticato in un caffè quasi chiuso,
e a volte sotto i lampioni quando l'inverno si insinua tra le pietre.
Credo di vedere la tua ombra vagare tra i fiori già appassiti.
È incredibile come l'intelligenza artificiale sappia giocare alla perfezione con i cliché, offrendo proprio ciò che immaginiamo quando pensiamo a Parigi e agli anni '70, e lo troviamo davvero magnifico.
Mangia.
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