Domenica di Lazzaro, domenica di voto, Ancora una volta ci troviamo davanti a una nuova proposta referendaria. Questa volta con una particolarità non da poco: l’assenza del quorum. Ciò significa che, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione, il referendum sarà comunque valido. Ma viene spontaneo chiedersi: quanto conta davvero questo voto per i cittadini? A mio avviso, molto poco. Non perché lo strumento referendario non sia importante — anzi, rappresenta una delle espressioni più dirette della democrazia — ma perché, in questo caso, i temi proposti sembrano essere lontani anni luce dalla vita reale delle persone. Non parlano al quotidiano, non toccano corde profonde, non accendono quel dibattito che dovrebbe essere il motore di una partecipazione consapevole. Partecipare o no? La scelta dell’astensione consapevole Personalmente, andrò a votare. Ma sceglierò di non esprimere un parere. Non è disinteresse, né superficialità. È una scelta precisa: un segnale politico...
Oggi, durante la solita visita al camposanto del paese dove spesso mi reco, mi sono fermato qualche minuto nella piccola cappellina del cimitero. È un luogo semplice, silenzioso, quasi nascosto tra le tombe più vecchie. Un posto dove il tempo sembra rallentare. Mentre osservavo l’interno, con la coda dell’occhio ho notato qualcosa che non avevo mai visto prima con tanta attenzione: tra gli oggetti conservati c’erano anche dei fasci d’erba, simboli che richiamano chiaramente il periodo del regime fascista. La prima reazione è stata di sorpresa. Poi mi sono fermato a riflettere. Ho pensato che forse, in fondo, sia giusto che il comune abbia deciso di conservarli. Non come celebrazione, ma come memoria. Perché quei simboli, giusti o sbagliati che siano stati nella storia, fanno comunque parte del nostro passato. Raccontano un’epoca difficile, drammatica per molti versi, ma che ha segnato profondamente il destino dell’Italia. Cancellare i simboli non vuol dire cancellare la storia. Anzi, r...