Pensiero un po’ da “vecchio rinco”... Però vabbè… Se avete voglia di leggerlo, buona lettura. Di solito, nei piccoli paesi, anche quando qualcuno li definisce “città”, resta qualcosa che non cambia mai. Io, da buon romantico, Broni OltrepòPavese continuerò a chiamarlo paese. O, come si diceva un tempo — forse tramandato da un passato ormai remoto — “re di pais”, il re dei paesi. Un tempo la piazza del mercato veniva letteralmente “assalita” da barbari provenienti dai paesi limitrofi e da altre zone, tutti pronti a vivere una fiera strepitosa, fatta di luci, giostre, profumi, frittelle, zucchero filato e… “calci in xxx”! C’erano la mitica autopista Merli di Voghera, la sala giochi, la Piovra — quante volte l’ho pulita per guadagnarmi qualche gettone in regalo! — e soprattutto tanta, tantissima voglia di divertirsi. Ricordo con profonda felicità e nostalgia la Fiera della mia infanzia e della mia gioventù. Oggi so bene che non è più come allora. I tempi cambiano, le abitudini cambiano… ...
I fiori dormivano sul pianoforte in un appartamento troppo caldo. Il sipario bianco si muoveva appena sotto le luci del palcoscenico. Guardavi la sera calare senza cercare davvero il mio sguardo e il silenzio tra le nostre voci si faceva sempre più tenue. A volte il vino si raffreddava lentamente, come i nostri gesti del passato. Persino il vecchio disco italiano suonava più malinconico che allegro. Il tempo dei fiori appassiti ritorna in certe sere d'estate come un profumo già perso nelle strade che non abitiamo più. Le nostre mani scivolavano verso il silenzio senza rabbia, senza violenza come stagioni stanche che se ne vanno senza una parola. La pioggia luccicava sui balconi, i giornali parlavano della stagione e noi restavamo alle finestre a guardare il mondo scomparire. Il tuo cappotto grigio vicino alla porta sembrava già in partenza per un altro luogo. Come quei treni che non trasportano altro che la lentezza delle ore. La mezzanotte calò sui caffè, le lampade si tinsero d...