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55 anni: vivere il presente e fare della propria vita un’opera d’arte

Sabato 17 ottobre. Non sono i giorni, ma gli anni che compio proprio in questa giornata. E il mio compleanno, come faccio tutti i sabati, lo inizio molto presto, al camposanto del mio paese. Sono qui per dedicare un pensiero ai miei cari defunti. Qualcuno potrebbe chiamarla preghiera, pensando che pregare sia una prerogativa dei sacerdoti o di chi è in missione e dedica la propria vita al prossimo. Io, invece, credo che tutti possiamo pregare, ciascuno a modo proprio, dedicando un pensiero a chi non c’è più. È quello che faccio ogni sabato mattina, ricordando i miei cari defunti: familiari, amici e perfetti sconosciuti. Nel silenzio del camposanto si odono soltanto i miei passi. Tra i loculi e le cappelle, dove regna la quiete, mi soffermo a osservare le fotografie di chi ci ha preceduto. Attraverso quei volti sembra quasi di incrociare i loro sguardi. E quando si arriva a 55 anni, gli stessi anni che aveva mio padre quando è tornato alla Casa del Padre, troppo giovane per lasciar...
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L'alba al camposanto: La pace che resta: il ricordo di mamma Maura e ciò che conta davvero!

06:59 Campo Santo Oggi  - riflessione personale Il ricordo di mamma Maura che proprio oggi ha Raggiunto La Casa del Padre È mattino presto, siamo quasi all'alba. Il sole sta per sorgere e gli unici passi che si odono nel camposanto sono i miei. Intorno a me, soltanto il silenzio, i lumini accesi e le cappelle che invitano alla preghiera. Qui, a quest'ora, i veri proprietari sembrano essere loro: gli animali selvatici, in particolare una colonia di conigli che vive indisturbata tra la vegetazione. Sto uscendo per andare a fare la mia consueta colazione, ma prima continuo a camminare ancora un po' tra i vialetti del camposanto. Non c'è nessuno. Solo i miei passi, nient'altro. È una sensazione difficile da descrivere: pace, serenità e tranquillità. Un mondo lontano dagli affanni, dalla frenesia e dal rumore della società odierna. Mentre il giorno si prepara a cominciare, io rimango ancora per qualche istante immerso in questo silenzio, dove tutto sembra rallentare e do...

Scoprire Perino: Un Borgo Autentico nel Cuore della Val Trebbia

Ciao a tutti. Oggi vi porto con me lungo la strada che risale la Val Trebbia. Arriviamo a Perino, proprio nel punto esatto dove il torrente omonimo si tuffa nel fiume principale. È una sosta naturale, quasi obbligata, per chi ama viaggiare, fare camminate ed esplorare questo nostro meraviglioso territorio. Sotto lo sguardo della montagna Alzando gli occhi, si nota subito una sagoma scura e imponente. Si tratta della Pietra Parcellara, una roccia che domina e protegge l'intero paesaggio circostante. Osservarla mette pace. Fa capire immediatamente quanto la natura sappia creare scenari incredibili, capaci di lasciare chiunque senza fiato. I sentieri e le acque fresche Indossate scarpe comode. Da questo paese partono dei bellissimi sentieri. Seguendo il corso dell'acqua, ci si inoltra nei boschi freschi della valle fino a raggiungere le cascate del torrente Perino. L'acqua che scorre tra gli alberi e le rocce offre uno spettacolo puro e rigenerante per chi adora immergersi ne...

Broni, viaggio nel tempo quel Tabar che nella notte avvolse una bimba malata

Foto Gemini IA Questa splendida domenica mattina soleggiata, che ricorda il mese di maggio, mi riporta con il pensiero a una Broni (il mio paese) che non ho mai vissuto direttamente, ma che ho imparato ad amare attraverso i racconti e i ricordi dei miei genitori, dei miei nonni, dei miei zii. Uno dei ricordi più belli riguarda mia mamma e suo padre: lei era solo una bambina, tra gli anni ’30 e ’40, e aveva un po’ di febbre. Mio nonno, per proteggerla dal freddo, la avvolse nel suo TABAR  " tabarro", quel grande mantello di una volta, e la portò in braccio lungo la strada . Intorno c’era quella che chiamavano “neve torniata”, con cumuli alti più di un metro. Così camminavano nella notte, immersi nel silenzio della neve. È l’immagine di una Broni ormai lontana, che oggi vive soltanto nei ricordi di chi l’ha vissuta e nei racconti di chi, come me, ne custodisce la memoria. Mangia

Pia anca mé”: il ricordo di una Broni che non c’è più

Foto creata con GEMINI IA Questa mattina, leggendo il bellissimo Vangelo del giorno secondo il Rito Romano, mi è capitata una cosa che mi succede abbastanza spesso: una parola, una frase, un'immagine del Vangelo mi porta indietro nel tempo. In piccolissima parte, il bellissimo Vangelo del giorno secondo il Rito Romano ci racconta anche qualcosa del passato del mio paese Broni. Secondo me è giusto far conoscere BRONI, la sua storia e le sue tradizioni anche a chi è arrivato da lontano per vivere in paese. Un paese, infatti, non è fatto solo di strade, piazze e case, ma anche dei ricordi di chi ci ha vissuto e delle tradizioni che, piano piano, rischiano di scomparire. Vediamo allora il bellissimo Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo (20,1-16a): «In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò ne...

Tra luci, giostre e ricordi: la Fiera che non c’è più

Pensiero un po’ da “vecchio rinco”... Però vabbè… Se avete voglia di leggerlo, buona lettura. Di solito, nei piccoli paesi, anche quando qualcuno li definisce “città”, resta qualcosa che non cambia mai. Io, da buon romantico, Broni OltrepòPavese continuerò a chiamarlo paese. O, come si diceva un tempo — forse tramandato da un passato ormai remoto — “re di pais”, il re dei paesi. Un tempo la piazza del mercato veniva letteralmente “assalita” da barbari provenienti dai paesi limitrofi e da altre zone, tutti pronti a vivere una fiera strepitosa, fatta di luci, giostre, profumi, frittelle, zucchero filato e… “calci in xxx”! C’erano la mitica autopista Merli di Voghera, la sala giochi, la Piovra — quante volte l’ho pulita per guadagnarmi qualche gettone in regalo! — e soprattutto tanta, tantissima voglia di divertirsi. Ricordo con profonda felicità e nostalgia la Fiera della mia infanzia e della mia gioventù. Oggi so bene che non è più come allora. I tempi cambiano, le abitudini cambiano… ...

Le Temps des Fleurs Fanées

I fiori dormivano sul pianoforte in un appartamento troppo caldo. Il sipario bianco si muoveva appena sotto le luci del palcoscenico. Guardavi la sera calare senza cercare davvero il mio sguardo e il silenzio tra le nostre voci si faceva sempre più tenue. A volte il vino si raffreddava lentamente, come i nostri gesti del passato. Persino il vecchio disco italiano suonava più malinconico che allegro. Il tempo dei fiori appassiti ritorna in certe sere d'estate come un profumo già perso nelle strade che non abitiamo più. Le nostre mani scivolavano verso il silenzio senza rabbia, senza violenza come stagioni stanche che se ne vanno senza una parola. La pioggia luccicava sui balconi, i giornali parlavano della stagione e noi restavamo alle finestre a guardare il mondo scomparire. Il tuo cappotto grigio vicino alla porta sembrava già in partenza per un altro luogo. Come quei treni che non trasportano altro che la lentezza delle ore. La mezzanotte calò sui caffè, le lampade si tinsero d...