Una Serata Speciale con gli Amici di Sempre
Giusto una settimana fa ho vissuto una di quelle serate che restano nel cuore. Una splendida rimpatriata con tanti amici d’infanzia e di gioventù, persone con cui ho condiviso momenti semplici ma indimenticabili.
Tra i presenti c’era addirittura un mio caro compagno delle scuole elementari. Sì, le chiamerò sempre così: Elementari. Oggi si dice “Scuola Primaria”, ma per chi è cresciuto negli anni ’70 e ’80 quel nome conserva un valore speciale, pieno di ricordi autentici.
Purtroppo mancavano alcuni amici storici, ma molti altri hanno deciso di uscire dai miei ricordi per tornare fisicamente presenti, con lo stesso sorriso di allora e quella complicità che il tempo non cancella mai.
Naturalmente non potevano mancare le mie sorelle, , presenza fondamentale nei ricordi di quegli anni meravigliosi.
Se devo partire dall’inizio, tra i presenti c’era Mauro, mio compagno di classe alle scuole elementari — oggi fa più moderno dire “scuola primaria”, ma io appartengo a un’epoca in cui erano semplicemente le Elementari, e così continuerò sempre a chiamarle.
Ricordo ancora con affetto la nostra cara maestra, che non era soltanto insegnante: era anche dirigente scolastico, segreteria, organizzatrice… praticamente tutto. Un tempo insegnare era davvero una missione completa, ma con un focus preciso: la didattica e l’educazione degli studenti. C’erano poche riunioni, pochi collegi docenti, poca burocrazia. Oggi forse quel focus si è un po’ perso tra webinar, corsi di formazione e infinite riunioni. Tutte cose utili, certo, ma l’istruzione dovrebbe sempre rimanere il centro di tutto.
Oltre a Mauro c’erano Davide e Matteo, fratelli e grandissimi amici d’infanzia. Con loro ho condiviso praticamente tutto: i giochi nella sabbia, i giri in bicicletta, interminabili partite a pallone, pallavolo, baseball improvvisato e mille altri giochi inventati sul momento.
Erano gli anni dei cartoni animati che ci facevano sognare: Arrivano i Superboys, Lady Oscar, Daitarn 3, UFO Robot Goldrake. E poi i mitici telefilm americani come L’Uomo da Sei Milioni di Dollari.
Davide e Matteo abitavano nel mio stesso condominio, stessa scala. Potete immaginare cosa significasse: le porte di casa erano sempre aperte. Le nostre famiglie erano praticamente una sola grande famiglia. Quel senso di buon vicinato, soprattutto nei piccoli paesi, era qualcosa di autentico. Oggi purtroppo spesso non conosciamo nemmeno chi vive accanto a noi, e le porte restano sempre chiuse.
Il mitico Condominio Matteotti era un vero porto di mare. Ragazzi e ragazze arrivavano da tutto il paese, attratti forse da quella posizione immersa nella campagna, circondata dai campi. Una realtà che oggi la cementificazione ha quasi completamente cancellato.
Nel nostro condominio si imbucavano tutti: compagni di scuola, amici di amici, perfetti sconosciuti. Non importava chi fossi: bastava avere voglia di giocare, divertirsi e stare insieme.
Eravamo davvero nomadi. Finita la scuola, sparivamo da casa fino a sera inventando giochi, scherzi e avventure. Tra gli amici storici impossibile non ricordare Teto, con la sua mitica maglia arancione con la scritta “POLITTI”.
Gli anni passano e arriviamo alla metà degli anni Ottanta. È il 1984, nel mondo spopola Take On Me degli A-ha, e noi ragazzi decidiamo di allargare i nostri orizzonti oltre il cortile del Condominio Matteotti.
Piscina d’estate, campi da tennis, il bar della stazione a giocare a carambola e soprattutto il bocciofilo. Tra un jukebox, una partita a ping pong e qualche sfida a carte o a bocce, il calcio restava sempre il protagonista assoluto.
Fu così che nacque il mitico US Atletico Broni.
Facevamo le cose sul serio: sponsor ufficiale “Ortofrutta Raurati”, maglie verde-bianco, presidente, allenatore e naturalmente noi giocatori. In quella fantastica avventura, oltre a me, Teto, Davide, Matteo e Mauro, si unirono anche Giulio, Roby, Marco, Fabrizio, Max e tanti altri amici indimenticabili.
Erano gli anni delle prime patenti, delle autoradio a cassette, delle manopole per cercare le frequenze radio rigorosamente in mono. Gli anni dei tormentoni estivi sparati dai jukebox e delle interminabili estati vissute completamente all’aperto.
Il nostro Atletico Broni partecipava ai campionati a 7 giocatori nel mitico campetto di Castana. Anche lì riuscimmo a organizzarci seriamente, trovando addirittura un campo ufficiale.
Tutto nasceva dai sabato pomeriggio al campetto dello stadio. Chi lavorava arrivava dopo il turno, chi studiava correva direttamente lì, qualcuno arrivava in Vespa. Ma il sabato pomeriggio, per noi, era davvero “il sabato del villaggio”.
Giocare a calcio — o meglio, al “footbal” come avrebbe detto il grande Giovanni Brera, il mitico Giuanon — era felicità pura. Ritrovare gli amici, tirare due calci al pallone, ridere insieme: erano momenti che facevano bene al corpo e soprattutto allo spirito.
In questo articolo ho citato solo gli amici presenti nella fotografia di quella serata speciale, ma nel cuore ne porto tanti altri. Chissà, magari compariranno nella prossima fotografia.
Oggi quel campetto esiste ancora. Forse è persino più curato di allora. Ma gli eterni ragazzi che sognavano correndo dietro a un pallone hanno lasciato spazio a giovani arrivati da molto lontano, che oggi su quel campo giocano a cricket.
E forse è proprio questo il bello della vita: i luoghi restano, cambiano le persone, cambiano i giochi, ma certi ricordi continueranno sempre a vivere dentro di noi.
Mangia.
Approfondisci anche su Wikipedia la storia di Giovanni Brera a questo Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Brera
Approfondisci anche su Wikipedia la storia di Videomusic a questo Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Videomusic

Commenti
Posta un commento