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Fuori dalla palestra, quasi l'una di notte


Notte qualunque di un giorno qualunque di inizio estate.
Fuori c'è quel frescolino tipico della notte che mi è sempre piaciuto. Non è ancora il caldo pieno dell'estate, quello che ti fa cercare un po' d'aria anche a mezzanotte. No, questa è una temperatura gentile, che ti accompagna. Si sta bene. La notte è tranquilla, non vola una mosca.
Sono qui, fuori da una palestra aperta ventiquattr'ore su ventiquattro, in attesa di mio nipote. Guardo le vetrate illuminate e mi ritrovo a pensare.
Un tempo, in questo periodo dell'anno, le serate avevano un sapore diverso. C'erano i discopub, le feste di paese, le sagre, le piazze piene di gente. Si usciva dopo cena senza sapere bene dove si sarebbe finiti. Bastava una telefonata, un colpo di clacson sotto casa, un appuntamento improvvisato.
Ci si ritrovava con gli amici per fare due chiacchiere. Magari sempre le stesse, magari senza dire nulla di importante, ma si stava insieme. Si rideva, si scherzava, si incontrava qualcuno che non si vedeva da mesi e la serata prendeva una piega diversa da quella immaginata.
Oggi guardo questa palestra e vedo una scena completamente diversa.
Ragazzi giovani, a quest'ora della notte, quasi l'una, che si allenano. Corrono sui tapis roulant, sollevano pesi, seguono programmi di allenamento. Ognuno concentrato sul proprio obiettivo. Ognuno immerso nel proprio mondo.
Mi colpisce il silenzio.
Ci sono tante persone, ma sembra che nessuno parli davvero con nessuno.
Le cuffiette nelle orecchie, lo sguardo fisso davanti a sé, il dialogo costante con il proprio corpo. Un corpo che deve essere allenato, migliorato, perfezionato. Ogni muscolo controllato, ogni dettaglio curato.
Non sto dicendo che sia sbagliato.
Anzi.
Prendersi cura di sé è importante. Fare attività fisica fa bene. Forse queste nuove generazioni hanno imparato qualcosa che noi abbiamo scoperto più tardi.
Eppure non riesco a non pensare a quanto sia cambiato il mondo.
Una volta il centro della serata erano le persone. Oggi, spesso, sembra essere diventato l'individuo.
Una volta si usciva per incontrare qualcuno. Oggi si esce per allenarsi, per migliorarsi, per raggiungere un obiettivo personale.
Forse è semplicemente il segno dei tempi.
Forse ogni generazione ha i propri luoghi di ritrovo e i propri modi di stare insieme.
O forse, e questa è la sensazione che mi accompagna mentre guardo queste luci accese nella notte, siamo diventati tutti un po' più soli.
Paradossalmente siamo sempre connessi, ma ci incontriamo meno.
Abbiamo mille modi per comunicare, ma spesso ci diciamo meno cose.
Abbiamo centinaia di contatti sul telefono, ma facciamo più fatica a prendere un caffè insieme.
E allora mi ritrovo qui, fuori da questa palestra aperta tutta la notte, a osservare un pezzo di mondo che corre veloce e che, a volte, faccio fatica a riconoscere.
Sarà anche perché i vent'anni li ho superati da un pezzo.
Anzi, facciamo così: sono nato nel 1971, fate voi i conti.
Forse è normale sentirsi ogni tanto un po' stranieri nel proprio tempo.
Forse è semplicemente il privilegio di chi ha visto epoche diverse, modi diversi di vivere e di stare insieme.
Intanto la notte continua a essere fresca e silenziosa.
La palestra resta illuminata.
I ragazzi continuano ad allenarsi.
E io continuo ad osservare.
Con un pizzico di nostalgia, sì.
Ma anche con la curiosità di capire dove stiamo andando.
Buonanotte a tutti da Andrea.
Qui, fuori dalla palestra, in attesa di mio nipote.
È quasi l'una di notte.
Buonanotte.

Mangia. 

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