Ci sono sere in cui non succede niente di speciale. E forse è proprio questo il punto.
È sabato sera, uno di quelli d’estate, quando il caldo resta attaccato anche dentro casa e l’aria sembra non voler cambiare mai. Io sono lì, come tanti altri sabati della mia età, con la TV accesa più per compagnia che per vera curiosità.
Intanto sto sistemando le bozze della trasmissione di domani. La solita routine: domenica mattina alle 9 su Radio Cantù Brianza FM 89.6, prima della Santa Messa. Una cosa che faccio da anni, con lo stesso senso di responsabilità e, allo stesso tempo, con quella calma che arriva quando certe cose diventano parte di te.
La TV va, ma in realtà non la sto guardando davvero.
Faccio zapping.
E come spesso accade, non trovo nulla che mi trattenga. Le reti ammiraglie scorrono, ma non resta niente.
Poi mi fermo su Cine34.
E lì cambia l’atmosfera.
C’è un film di quelli che una volta si chiamavano “commedia sexy all’italiana”. Con Lino Banfi, Alvaro Vitali, Gianfranco D'Angelo, e altri nomi che, volenti o nolenti, hanno fatto parte di un pezzo preciso della nostra vita.
E mentre lo guardo, senza quasi accorgermene, mi rendo conto che non sto guardando solo un film.
Sto guardando un’epoca.
Poi, nelle stesse ore, mi capita di vedere anche un video su YouTube.
C’è Renato Pozzetto. E non è più il Pozzetto che ho in testa io. È un uomo anziano, affaticato, diverso. La voce, i movimenti, tutto racconta il tempo che è passato.
E lì, senza troppi giri di parole, mi colpisce una cosa semplice: il tempo non fa sconti a nessuno.
Neanche ai miti.
Neanche a quelli che ci hanno fatto ridere quando eravamo ragazzi.
E allora mi viene spontaneo pensarlo davvero, senza enfasi, senza voler fare filosofia:
anche i miti del cinema invecchiano, direi.
Non come una frase fatta. Ma come una constatazione silenziosa, quasi privata.
Perché io li ricordo diversi.
Li ricordo giovani, veloci, con la battuta pronta, con quell’energia un po’ sfrontata che sembrava non finire mai. Li ricordo dentro un’Italia che forse era diversa, o forse ero diverso io.
E adesso invece li rivedo così: più fragili, più lenti, più umani.
E questa cosa, lo ammetto, un po’ mi tocca.
Non è tristezza piena. Non è nemmeno malinconia vera e propria.
È qualcosa di più sottile.
È come se per un attimo si aprisse una porta sul tempo che passa… e tu non puoi far finta di non vederla.
E inevitabilmente finisci per pensare anche a te stesso.
Perché se loro sono cambiati così, allora anche noi siamo cambiati.
Io ho superato i 50 anni. Loro sono oltre i 70.
E tra queste due età ci passa una vita intera, anche se a volte sembra di averla vissuta tutta in un attimo solo.
Mi sorprendo a restare lì, davanti alla TV, mentre il film continua.
Non lo seguo più davvero.
Sto altrove.
Sto nei miei anni ’80, nelle serate da ragazzo, nei sorrisi più leggeri, nelle cose che allora sembravano infinite.
E per un attimo, breve ma reale, mi sembra quasi di rivedere quel mondo lì.
Con la sua semplicità.
Con la sua leggerezza.
Con i suoi miti che sembravano non dover invecchiare mai.
Poi però torna tutto com’è.
La stanza, la TV, il caldo fuori, la notte che avanza.
E resta solo questa sensazione un po’ strana: quella di aver incrociato il tempo in faccia, senza preparazione.
Non è una riflessione costruita.
È solo una serata.
Una di quelle in cui la vita non fa rumore, ma ti lascia addosso pensieri che non hai cercato.
E forse è proprio questo il senso.
Che anche i miti del cinema invecchiano, sì.
Ma insieme a loro, invecchiamo anche noi che li abbiamo amati.
Buonanotte a tutti.
Mangia.

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