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Inverno '60 - Ciao Francesco! Anche Guccini ha raggiunto la casa del Padre


Francesco Guccini: il mio ricordo tra musica, poesia e libertà

Ciao Francesco,

anche Guccini ha raggiunto la casa del Padre.

In questi giorni si è detto tanto su di lui, su un uomo che ha scritto pezzi indimenticabili, canzoni che hanno accompagnato generazioni intere. Dalla sua musica traspare una persona profondamente controcorrente: testi pungenti, critici verso tutti, senza paura di mettere in discussione il mondo, la politica, la società e anche noi stessi. È già stato detto tutto dai " palati fini dell’editoria italiana", dai grandi esperti, dai critici musicali. Nel mio piccolo ci sono anch’io, attraverso queste pagine di libertà, in questo Blog con una manciata di visitatori al mese, ma grazie al cielo posso ancora esprimere le mie emozioni, raccontare quello che sento e condividere i miei pensieri. Guccini è stato un cantautore, un poeta, una persona che molti hanno quasi santificato per la sua capacità di raccontare la vita. Io non ho certo la classe, la cultura o la bravura di tanti scrittori ed editori che hanno parlato di lui. Però, nel mio piccolissimo spazio, voglio ricordarlo a modo mio. 

Voglio ricordarlo attraverso le parole di un conoscente,  un cantante, che anni fa mi raccontò una cosa che mi è rimasta impressa.

Mi disse: “L’ho azzardata. Sono andato a casa di Guccini a Pavana. Mi ha aperto la porta, mi ha fatto accomodare, mi ha preparato un caffè. Ha ascoltato la mia musica. Non mi ha dato false speranze, come spesso accade in questo mondo, però mi ha ascoltato”.

E forse è proprio questo il punto.

In un mondo dove tanti promettono, dove molti fanno grandi discorsi e poi dimenticano le persone, trovare qualcuno che semplicemente ti ascolta, che ti dedica un momento e ti tratta con gentilezza, vale tantissimo.

Guccini forse era proprio così: un uomo capace di rimanere vicino alla gente, senza bisogno di costruire un personaggio.

Per ricordarlo voglio dedicargli una sua canzone, una delle tante che mi hanno conquistato. Non è forse tra le più citate, non è stata uno dei suoi singoli più famosi, ma a me piace. E in fondo questo Blog nasce anche per questo: raccontare quello che emoziona, non quello che va necessariamente di moda.

Oggi, per ricordare Francesco Guccini, torniamo allora a una traccia dell’album Stagioni.

Guccini ci porta dentro il “Blue Garden” con delicatezza, quasi in punta di piedi. Fuori è domenica sera, nevica, e dentro quel luogo le persone cercano un momento di allegria, di compagnia, di vita. È una delle sue tante fotografie dell’esistenza: piccoli momenti, persone normali, emozioni vere.

Inverno '60

Le nove di sera, domenica sera d'inverno,
fa freddo, c'è nebbia,
in fondo alla strada s'è accesa l'insegna
"Blue garden, si balla".
Qualcuno ha già aperto le grandi vetrate d'ingresso,
canterà Baby Silver,
qualcuno giù in sala accenna sul piano un motivo di blues.
Si veste un cameriere, è domenica sera,
si annoda un orchestrale la cravatta in seta nera,
e indossa il capo orchestra la giacca in lamè blu.
Nel bar di luci e specchi col ghiaccio dentro ai secchi
c' è un giovane invecchiato che non sorride più.

Le dieci di sera, domenica sera d'inverno
che gocciola fumo,
ma dentro alla sala il caldo dimentica
il resto del mondo...
L'orchestra ha finito un brano dal ritmo latino,
"Cuban cha-cha-cha"
singhiozza il clarino seguendo il ricamo di note in "Stardust".
Bisogna divertirsi, è domenica sera,
c'è da dimenticare la noia pesa e nera,
c'è da dimenticare la favole che fu...
Potere dire "vivo" sull'onda d'un motivo
stringendosi una donna che non si vedrà più.

È l'una passata, domenica sera d'inverno,
ormai lunedì,
persone che sciamano macchiano il buio di risa
e rimpianti,
l'insegna violenta i visi che mordono freddo
di atroce blu-neon,
poi a un tratto si spegne e non resta che il suono dell'oscurità.
C'è da ricominciare un'altra settimana
strascinando nei giorni l'attesa quotidiana,
scordando e stemperando la tua precarietà...
La notte sale adagio, la strada è di un randagio
che annusa i suoi fantasmi e abbaia alla città.

Ciao Francesco.

Grazie per le parole, per le storie, per quelle canzoni che continueranno a farci pensare.

Anche questa è una piccola pagina di libertà.

Mangia. 

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