Passa ai contenuti principali

Piccoli angioletti sotto la neve: un sabato mattina al camposanto



Eccomi immerso nel mio sabato mattina.
Sveglia presto, come sempre: un buon caffè americano, due biscotti, e sono pronto per il mio solito giro al camposanto.
Quest’oggi, però, una sorpresa inaspettata: una piccola nevicata che riscalda il cuore e l’anima.
Passeggio, come sempre, tra le lapidi e le tombe, per dedicare un pensiero ai miei cari, ai miei conoscenti, ai miei amici, o semplicemente a chi non conosco ma a cui sento di voler donare una preghiera, un conforto. Anche una tomba sconosciuta può diventare un mezzo per ricordare una persona che è stata, di cui magari sappiamo poco o nulla, o che forse abbiamo completamente dimenticato. Eppure, una preghiera, un pensiero, sono sempre adatti.
Da un lato del camposanto scorgo un piccolo angolo, quasi nascosto agli sguardi indiscreti. Vedo delle tombe molto piccole. Sono proprio loro: piccoli bimbi, forse appena nati, che quasi subito hanno raggiunto la casa del Padre. Forse perché dovevano diventare angeli.
In questa giornata un po’ particolare, osservo queste tombe imbiancate dalla neve, una spolverata leggera che rende il camposanto ancora più affascinante. Il silenzio è rotto solo dal cadere dolce della neve.
Guardo quelle tombe completamente bianche e immagino questi bambini scorrazzare tra le nuvole del Paradiso, giocare con la neve che forse non hanno mai visto sulla terra, ma che ora, diventati angeli, possono toccare ogni volta che vogliono.
La giornata è questa:
il camposanto silenzioso,
le tombe leggermente imbiancate,
io solo a camminare tra lapidi e ricordi.
Nessun altro oltre a me. Forse le persone si sono spaventate per il tempo, per la nevicata. Chi può dirlo.
L’unica cosa certa è che questa neve ha riscaldato il cuore e ha reso questo luogo di preghiera, di meditazione e, per alcuni, anche di dolore, un posto affascinante e bello, proprio come la neve che dolcemente è caduta nella notte.

Mangia. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Un’8 marzo indimenticabile: il ricordo di una notte speciale con i Cari Amici.

Quando il divertimento nasce da un’idea folle Era l’8 marzo 2003, una di quelle serate che nascono senza troppe aspettative ma che si trasformano in ricordi indelebili. Insieme ai miei amici più cari, decidemmo di regalarci una notte all’insegna della spensieratezza, travestendoci da donne e portando un pizzico di follia nelle strade della nostra città. L’idea ci sembrò subito esilarante: abiti sgargianti, trucco pesante e tacchi improbabili. Ci ritrovammo tutti a casa mia per la preparazione: tra risate, battute e qualche inciampo, ci trasformammo in versioni irriverenti di noi stessi. Non volevamo solo divertirci, ma far divertire anche chiunque incrociasse il nostro cammino. Il bar di Fiorenzuola d’Arda: il primo palco della serata Una volta pronti, ci dirigemmo verso un bar di Fiorenzuola d’Arda, un locale anonimo come tanti, ma che per quella notte sarebbe diventato il nostro palcoscenico. L’ingresso fu trionfale: tra sguardi increduli e risate, riuscimmo a coinvolgere tutti i pr...

Pride di Piacenza: tra festa, diritti e politica – la mia prima esperienza

In questi giorni, mentre l’attenzione internazionale è rivolta al #Pride di Budapest, anche in Italia si moltiplicano i cortei dell’orgoglio LGBTQ+. E così, per la prima volta, ho partecipato al Pride di Piacenza. Sono andato mosso dalla curiosità, senza troppe aspettative. Non avevo bandiere da sventolare, né slogan in tasca. Solo la voglia di capire da vicino cosa succede in questi eventi di piazza, così discussi e così simbolici. E sapete una cosa? Mi è piaciuto. C’erano tante persone sorridenti, un’energia positiva, musica, colori, rispetto. Nessun odio. Era una vera festa, nel senso più bello e pacifico del termine. Ma… una riflessione voglio condividerla. Ho trovato il Pride anche un po’ troppo politicizzato. Messaggi geopolitici (Israele, Palestina), riferimenti ideologici forti, simboli che forse non parlano a tutti. Mi è tornato in mente il "compagno Fantozzi": un’icona tragica e grottesca di chi si adegua a qualcosa che non comprende del tutto. Eppure, esistono anc...

OnlyFans: illusione d’amore e mercato della solitudine

Molti ci arrivano per cercare qualcosa: chi cerca l’amore, chi un contatto, chi solo un po’ di compagnia (le virgolette sono d’obbligo). Ma su quella piattaforma si trova spesso solo indifferenza. Affetti, amicizia, calore umano: tutto è condizionato, monetizzato, filtrato dal corpo. Ogni cosa passa da lì. Pasolini lo aveva previsto. Il desiderio è diventato merce, il dialogo contratto, l’anima tariffa oraria. Non c’è più spazio per un abbraccio, un bacio sul divano, la dolcezza in silenzio, la mano sulla schiena nel letto freddo. Ci si separa da tutto ciò che è umano. Si resta soli, pur essendo in mille chat. Per molti, OnlyFans è diventato l’illusione di essere desiderati. Ma spesso è solo un altro modo per farti pagare la tua solitudine. Non c'è ascolto, non c'è cura. Solo numeri, like, e corpi in vetrina. Nel frattempo, chi cercava solo un po’ di calore, resta al freddo, con il conto corrente svuotato da un corpo comprato, anonimo, freddo. Poveri uomini sempre più soli, re...