Che dire… Pensare male di The Kolors e Elodie per me non è solo una canzone. È un pezzo di vita. Ci sono brani che ascolti. E poi ci sono quelli che ti ascoltano mentre cambiamo. «Il ritornello non c’è più, serate in giro, chiami tu…» Dentro queste parole c’è tutto. C’è la nostalgia di quando uscire era un’abitudine, non un’eccezione. Quando le serate sembravano infinite, gli amici sempre gli stessi, le risate più leggere. Oggi è diverso. Molti hanno preso altre strade: chi si è sposato, chi ha cambiato città, chi ha cambiato vita. Io esco molto meno. O forse semplicemente ho cambiato ritmo. “Largo ai giovani”, si dice così. E lo dici anche sorridendo… ma con un filo di malinconia. Questa canzone ha una carica incredibile. È malinconica, intensa, profonda. Ti entra dentro senza chiedere permesso. Non parla solo di un amore complicato. Parla del tempo che passa. Delle cose che finiscono anche quando non vogliamo. Delle persone che restano, ma in modo diverso. Non mi stanco mai di asco...
Se dovessi abbinare il Carnevale a un film, a una pellicola che non invecchia mai, senza ombra di dubbio farei una scelta votata al grande cinema di Federico Fellini. In particolare, c’è una scena de I vitelloni che direi iconica, profondamente a tema Carnevale. Una scena che, a pensarci bene, racconta tutto. C’è l’attesa. C’è quella sensazione leggera e luminosa di felicità perché “bisogna preparare il Carnevale”. Un tempo lo si preparava davvero: si cucivano i vestiti in casa, si sistemavano gli addobbi, si organizzavano le feste nelle piccole balere di provincia o addirittura nei salotti degli amici. Era un rito collettivo, quasi sacro nella sua semplicità. Ebbene, ne I vitelloni, in questa scena così potente, c’è Alberto Sordi — il nostro Albertone — che da sempre vive con la mamma e la sorella. Le vediamo tutte intente a guardare e sistemare il vestito che lui indosserà la sera di Carnevale. È un momento che profuma di casa, di famiglia, di aspettativa. È l’attesa che vibra nell’...