Foto Gemini IA Questa splendida domenica mattina soleggiata, che ricorda il mese di maggio, mi riporta con il pensiero a una Broni (il mio paese) che non ho mai vissuto direttamente, ma che ho imparato ad amare attraverso i racconti e i ricordi dei miei genitori, dei miei nonni, dei miei zii. Uno dei ricordi più belli riguarda mia mamma e suo padre: lei era solo una bambina, tra gli anni ’30 e ’40, e aveva un po’ di febbre. Mio nonno, per proteggerla dal freddo, la avvolse nel suo TABAR " tabarro", quel grande mantello di una volta, e la portò in braccio lungo la strada . Intorno c’era quella che chiamavano “neve torniata”, con cumuli alti più di un metro. Così camminavano nella notte, immersi nel silenzio della neve. È l’immagine di una Broni ormai lontana, che oggi vive soltanto nei ricordi di chi l’ha vissuta e nei racconti di chi, come me, ne custodisce la memoria. Mangia
Foto creata con GEMINI IA Questa mattina, leggendo il bellissimo Vangelo del giorno secondo il Rito Romano, mi è capitata una cosa che mi succede abbastanza spesso: una parola, una frase, un'immagine del Vangelo mi porta indietro nel tempo. In piccolissima parte, il bellissimo Vangelo del giorno secondo il Rito Romano ci racconta anche qualcosa del passato del mio paese Broni. Secondo me è giusto far conoscere BRONI, la sua storia e le sue tradizioni anche a chi è arrivato da lontano per vivere in paese. Un paese, infatti, non è fatto solo di strade, piazze e case, ma anche dei ricordi di chi ci ha vissuto e delle tradizioni che, piano piano, rischiano di scomparire. Vediamo allora il bellissimo Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo (20,1-16a): «In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò ne...